mercoledì 18 gennaio 2012

Cart


Ci sono diversi bed & breakfast nel feltrino, dignitosa proposta per chi cerca un tipo di pernottamento diverso da un anonimo hotel. Dovrebbe essere anche un' occasione pe far conoscere agli avventori le peculiarità del territorio. Immagino, attraverso la camminata dell'odierna tappa della disfida dei cento giorni, di accompagnare tale turista verso il paese di Cart, nell'ambiente più significativo di una cultura di civiltà rurale dei tempi passati. Fatto di paesaggi agresti e di pregevole architettura delle numerose ville della zona. Ma ahimè con le degenerazioni della moderna realtà. Le colline di Cart hanno il privilegio di essere in un posto centrale della vallata, di consegnare lo sguardo ad ampi panorami e di essere in posizione solatìa, accattivante per passeggiate. Il primo tratto purtroppo getta nello sconforto. Il declivio da anni lasciato all'abbandono presenta il conto. Il bosco si è ripreso il suo posto ma in maniera incontrollata, in parte è stato anche disboscato, ma è come se si fosse ucciso un manzo, tolto la parte migliore ed il resto disperso e lasciato a marcire. Rovi, sterpaglie e ramaglie sono il biglietto da visita. Accompagnato ai bordi della strada da lattine, carte di merendine, bottiglie di plastica ecc. che sbadati passanti sicuramente hanno smarrito...(sic!). Una piccola radura resiste, ma data la natura accidentata, ultimamente non è più sfalciata. Anche l'erba non si taglia più a mano, solo la barra falciante del trattore è rimasta all'uopo. Un primo assaggio di architettura ci viene dato da un nucleo un po' strano di case. Dove vari stili si incrociano. Un afflato di neoclassicismo con tanto di statue, un restauro con muri a sassi a vista ed un altro abitato che tradisce qualche particolare di falso storico accompagnato da estemporanei ridicoli ampliamenti anni settanta. Poi inizia il viale di carpini. Bellissimo esempio di archeologia arborea. Vecchi carpini bianchi fanno da guida al proseguio. Qualche anno fa è stato fatto un intelligente restyling, ma come si sa la manutenzione latita, ed ora cominciano a crescere attorno sterpaglie e nuove polle indiscriminatamente. Lungo il viale, Villa Erminia, in ristrutturazione con annesso casale del custode e chiesetta intitolata a san Liberale; complesso del settecento, tipico di casa di campagna padronale rurale. Davanti il viale presenta secolari imponenti roveri. Camminando incontriamo villa Damello della fine del cinquecento con ampio loggiato che guarda a meridie. Sempre chiuso, triste, relegato in un minimo spazio tra la strada asfaltata ed uno sterrato che porta ad una casa interna. Più in su lascio il viale che ormai presenta le piante solo al lato destro, per salire sulla strada vecchia che portava a Cart Alto. Un bel tratto è rimasto in sterrato, e di tanto in tanto si apre ad ampi visioni verso i monti , o la vallata, e se si passa verso sera ad occidente si distende verso un tramonto appenninico. Anche qui però i vecchi carpini che fungevano da via sono aggrediti da un bosco incolto ed incontrollato. Arriviamo al borgo, delle case ben ristrutturate rimandano alla vivibilità di un tempo, poco distante un'altra villa che abbandonata sta perdendosi nell'oblio. La strada scende verso il centro passando sotto il volto di una schiera di case. Piazzetta con chiesa, un nucleo di cascine ed un rinomato ristorantino. Scendiamo per strada asfaltata con ampia vista sulla corona di monti della val belluna, in alto su un altro colle villa San Silvestro, anch' essa abbandonata e spogliata nel tempo con annessa chiesetta, inglobata nella polveriera militare che per diverso tempo è rimasta attiva; svettano ancora le garrite, oggi anch'essa " disabitata". In fondo Villa Rosada, in parte recuperata, forse il miglior esempio di villa da civiltà contadina. Oggi stanno ripulendo l'attiguo boschetto, eliminando le piante inopportune e lasciando quelle di pregio. Ritorno verso Vellai. Qui invece si assiste a qualche taglio in cui non si bada ad estetica romantica. Si va di motosega, giù alberi, ramaglie dappertutto, non il canto delle manere di un tempo, ma l'asfissiante ronzio di ingorde catene oliate e puzzo di miscela. Rientro a casa quando il tramonto spolvera il cielo, i monti attigui, le fatue brume in colori porpora. Tempo 1h 20.37'. Mi accompagna Branduardi con La favola degli aironi.

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