sabato 28 gennaio 2012

Consuetudine


Alla lunga la consuetudine diventa noia. L'obbligo fa perdere la gioia. Ed eccoci quà quasi alla fine di un terzo di disfida che le motivazioni vengono meno. Cammino oggi più per dovere che gratificazione. Il passo che si fa lezioso, i pensieri che vagano distanti, il tempo che "corre" stancamente, il desiderio inespresso che la mezz'ora vada via in frettta. Ciò che incontri che non ti fa compagnia, passa e va. Questo freddo di gennaio che non mitiga, le ombre della notte che rallentano lo sguardo, l'asfalto, le macchine che ti sfiorano, giocano a sfavore. Giungere a casa diventa una liberazione. Tempo: 37.37'. Cars di Gary Numan.

Sannio


Verso mezzogiorno, mentre sbuccio un'arancia, m'incammino lungo la stretta strada asfaltata che conduce al paese sottostante. Soffia un leggero vento. Le colline sembrano distendersi lentamente nella valle. Lontano qualche timida nuvola va a far da cappello ai monti imbiancati sulle cime. Grillai si gettano da piccoli alberi a caccia di cibo, oppure si soffermano in aria con veloce battito d'ala nella figura dello spirito santo. Anche una poiana controlla il territorio. Su questa collina sannitica c'è un'atmosfera leggiadra di tranquillità. Cammino lentamente godendomi il paesaggio così aperto diversamente da quello di cui sono abituato. Dura poco più di mezz'ora questa camminata. Il tempo di una pausa e riprendo con il lavoro. Tempo: 35.09'. Musica con Guccini, La canzone delle domande consuete.

Mondi paralleli


Il ponte sospeso ormeggiato sull'orrido fa da trasbordo ad universi difformi. Oltre si entra in meandri sopiti del tempo. Le lievi fole di vento rimandano echi di stagioni lontane. Alti alberi fuggono dall'irreale proiettando le chiome nei lembi di cielo, nelle valli dirute non scorrono acque. Rovine di case s'avvinghiano a rovi, ad edere. Ne escono brandelli escoriati dall'oblio. Le rurali architetture non hanno alloggiato l'andare del rinnovamento, sono rimaste fedeli a sè stesse. Eppure il cammino ti proietta in questa dimensione che non comprendi se essere nuova o vecchia. Poi un minimo di segno di vita ti trasmette in essa come nullo fosse il diseguale. Ma il tragitto, seppur breve, ti fa sentire a casa; i ritmi, le atmosfere, i silenzi pieni di vita sottesa li senti parte di te. Basta poco per uscire dal nostro quotidiano caotico contesto quotidiano, per raggiungere un equilibrio interiore. Camminiamo così dove il senso del tempo si dilata, dove la mezz'ora della disfida non ha più valore. Dove trenta minuti o cinquanta sono la medesima cosa. Importa solo il gesto, la gioia dell'andare. Tempo: non percepito (Anche se per "contratto" è di circa 50' all'andata). Musica: Sei della PFM.

sabato 21 gennaio 2012

OREGNE


Oregne!! Mi viene in mente il telefilm Alla conquista del west, quando lo scout Zeb McKey fermato il cavallo tenendo una mano sulle briglie e l'altra sul culo dello stesso, girato all'indietro controllava la situazione. Poi ritenuto che tutti fossero pronti per la partenza alzava la mano e partiva al trotto gridando: Oregon!! Così mi sembra Mauro quando parte davanti alla schiera di partecipanti alla camminata di nordic walking. Un gruppo di oltre una cinquantina di persone scivolerà via. Chi lesto chi...meno, tra prati, vie di piccoli borghi, boschi, sterrato od asfalto. In una bella giornata di sole e di stupendi panorami. Siamo in una decina noi del gruppo Argo nordic walking team e quest'oggi camminiamo insieme agli amici dell'Era nordic. Il percorso non impegnativo darà modo di passare un divertente pomeriggio.Tempo: imprecisato oltre l'ora. Musica Annie's song di John Denver.

venerdì 20 gennaio 2012

Ventesimo giorno


Stamane le nebbie sono riuscite a riappropriarsi del loro spazio. Le montagne riuscivano a farsi vedere occasionalmente come dietro un velo. Un sole poverello faticava a mettere fuori il naso. Ma nel pomeriggio è arrivato il vento buzzattiano a scompaginare il tutto. Dapprima sconvolge il tutto con burrasche e fiocchi radi e pungenti, poi via le nebbie, via le nubi e spazio al sereno! Cammino alla sera con il vento che ancora sbuffa sornione, poi d'improvviso cala e se ne va. Resta il freddo che punge carogna. Anche oggi non me la sono sentita di fare una bella corsa. Dopo una giornata di lavoro, con la temperatura che non ti viene incontro, finisci con lo svolgere il compito con minimo sforzo. Tempo: 59.26'. Oggi ascoltiamo Guccini con La canzone delle domande consuete.

giovedì 19 gennaio 2012

nuvolo


Incredibile! Nuvoloso. Oggi il cielo si presenta con il volto scuro. Le montagne cercano di uniformarsi dietro una patina grigiobluastra. Il freddo no...quello persiste, si arrocca. Anzi non viene mitigato dalla presenza del sole. Anche oggi una lunga camminata sul far delle tenebre, quando in cielo si spostano stormi di cornacchie. Volano ad oriente per una nottata collettiva. Con il loro gracchiare di richiamo si spostano poco sopra le case, puntando tutte verso la stessa direzione. Al Prà del moro, l'anello del palio, illuminato. Parecchie persone scivolano leggere sulla neve adibita all'occasione per una pista da fondo. Girovago per le vie cittadine senza una meta precisa, ma con l'intento di adempiere al mio " dovere istituzionale " della disfida. Tempo: 1h 23.51. Musica Suzanne di Leonard Cohen

mercoledì 18 gennaio 2012

Cart


Ci sono diversi bed & breakfast nel feltrino, dignitosa proposta per chi cerca un tipo di pernottamento diverso da un anonimo hotel. Dovrebbe essere anche un' occasione pe far conoscere agli avventori le peculiarità del territorio. Immagino, attraverso la camminata dell'odierna tappa della disfida dei cento giorni, di accompagnare tale turista verso il paese di Cart, nell'ambiente più significativo di una cultura di civiltà rurale dei tempi passati. Fatto di paesaggi agresti e di pregevole architettura delle numerose ville della zona. Ma ahimè con le degenerazioni della moderna realtà. Le colline di Cart hanno il privilegio di essere in un posto centrale della vallata, di consegnare lo sguardo ad ampi panorami e di essere in posizione solatìa, accattivante per passeggiate. Il primo tratto purtroppo getta nello sconforto. Il declivio da anni lasciato all'abbandono presenta il conto. Il bosco si è ripreso il suo posto ma in maniera incontrollata, in parte è stato anche disboscato, ma è come se si fosse ucciso un manzo, tolto la parte migliore ed il resto disperso e lasciato a marcire. Rovi, sterpaglie e ramaglie sono il biglietto da visita. Accompagnato ai bordi della strada da lattine, carte di merendine, bottiglie di plastica ecc. che sbadati passanti sicuramente hanno smarrito...(sic!). Una piccola radura resiste, ma data la natura accidentata, ultimamente non è più sfalciata. Anche l'erba non si taglia più a mano, solo la barra falciante del trattore è rimasta all'uopo. Un primo assaggio di architettura ci viene dato da un nucleo un po' strano di case. Dove vari stili si incrociano. Un afflato di neoclassicismo con tanto di statue, un restauro con muri a sassi a vista ed un altro abitato che tradisce qualche particolare di falso storico accompagnato da estemporanei ridicoli ampliamenti anni settanta. Poi inizia il viale di carpini. Bellissimo esempio di archeologia arborea. Vecchi carpini bianchi fanno da guida al proseguio. Qualche anno fa è stato fatto un intelligente restyling, ma come si sa la manutenzione latita, ed ora cominciano a crescere attorno sterpaglie e nuove polle indiscriminatamente. Lungo il viale, Villa Erminia, in ristrutturazione con annesso casale del custode e chiesetta intitolata a san Liberale; complesso del settecento, tipico di casa di campagna padronale rurale. Davanti il viale presenta secolari imponenti roveri. Camminando incontriamo villa Damello della fine del cinquecento con ampio loggiato che guarda a meridie. Sempre chiuso, triste, relegato in un minimo spazio tra la strada asfaltata ed uno sterrato che porta ad una casa interna. Più in su lascio il viale che ormai presenta le piante solo al lato destro, per salire sulla strada vecchia che portava a Cart Alto. Un bel tratto è rimasto in sterrato, e di tanto in tanto si apre ad ampi visioni verso i monti , o la vallata, e se si passa verso sera ad occidente si distende verso un tramonto appenninico. Anche qui però i vecchi carpini che fungevano da via sono aggrediti da un bosco incolto ed incontrollato. Arriviamo al borgo, delle case ben ristrutturate rimandano alla vivibilità di un tempo, poco distante un'altra villa che abbandonata sta perdendosi nell'oblio. La strada scende verso il centro passando sotto il volto di una schiera di case. Piazzetta con chiesa, un nucleo di cascine ed un rinomato ristorantino. Scendiamo per strada asfaltata con ampia vista sulla corona di monti della val belluna, in alto su un altro colle villa San Silvestro, anch' essa abbandonata e spogliata nel tempo con annessa chiesetta, inglobata nella polveriera militare che per diverso tempo è rimasta attiva; svettano ancora le garrite, oggi anch'essa " disabitata". In fondo Villa Rosada, in parte recuperata, forse il miglior esempio di villa da civiltà contadina. Oggi stanno ripulendo l'attiguo boschetto, eliminando le piante inopportune e lasciando quelle di pregio. Ritorno verso Vellai. Qui invece si assiste a qualche taglio in cui non si bada ad estetica romantica. Si va di motosega, giù alberi, ramaglie dappertutto, non il canto delle manere di un tempo, ma l'asfissiante ronzio di ingorde catene oliate e puzzo di miscela. Rientro a casa quando il tramonto spolvera il cielo, i monti attigui, le fatue brume in colori porpora. Tempo 1h 20.37'. Mi accompagna Branduardi con La favola degli aironi.

martedì 17 gennaio 2012

Cammina cammina


Parto per andare in un posto e poi cambiati gli umori finisco per camminare gran parte del giorno. Anzi lascio al vento liberi i pensieri, sciolgo le gambe che s'arrangino, procedo similautoma. Il sole, il freddo intenso della mattinata, gli stupendi scenari dettati dal sereno insostituibile in questo inizio d'annata, la brina bianca che crocchia sotto i piedi, il rumore delle auto, il silenzio dei prati, gli alberi spogli che aspettano, il vociare dei ragazzi fuori delle scuole, il canto sommesso di uccelli, mi accompagnano compagni di viaggio. Non ho voglia di ascoltare sensazioni, mi va solo di andare, di andare senza meta. Lasciarsi andare abbandonatisi al cammino è un entusiasmo intimo impareggiabile. Non so alla fine quanto ho trascorso di tempo in ciò ma sicuramente mi sono avvicinato alle quattro ore. Musica: Cammina cammina dei Nomadi.

Al lach


Appena svegliato mi vedo già in giro per qualche montagna, oppure via veloce di corsa nella conca feltrina. In piedi invece, l'indolenza del giorno di festa mi aggredisce. Così pensando alla rigidità della colonnina che sta appesa al di fuori della finestra, rinvio propositi atletici. Finirà che mi farò una passeggiata nel pomeriggio quando il sole alzerà il riscaldamento. Davvero mi gusterò una passeggiata a blandi ritmi, là dove di solito vado via " alzando le ginocchia". Il paesaggio è tra prati d'erba secca che aspetta il momento opportuno per rivivere. C'è parecchia gente che cammina oggi, a coppie, qualcuno fila via lesto intabarrato, qualcuno si ferma a chiacchierare , altri passano e vanno correndo, alcuni accompagnano il cane. Cornacchie si spostano qua e là alla ricerca di pastura. Il luogo si chiama al Lach. Toponimo che ricorda un lago. Dopo il ritiro dei ghiacciai probabilmente qui s'era formato. Ma probabilmente data la conformazione del terreno anche in epoche recenti, quando le condizioni metereologiche ne erano favorevoli, sarà accaduto. Infatti quando piove molto, nella parte più a sud, dove scorre l'Uniera, la piana si allaga per qualche giorno. Continuo fino ad un podere dove il terreno sale verso una scarpata, che risalgo. Si notano ancora i terrazzamenti dove fino a qualche lustro fa erano coltivate le viti. Oggi rimane soltanto un pendio prativo con un filare di viti rimasto come reliquia del tempo. Così sparsi qua e là qualche albero da frutto , qualche gelso dei noci anche loro resti del tempo, probabili ancoraggi dei vitigni. La sensazione che arriva è del tutto passa e va. Ritorno nel solito sereno del tramonto che si appresta a dare il fine alla giornata. Tempo: 54.52'. Musica Tema per Isabellina di Eugenio bennato.

domenica 15 gennaio 2012

sabato 14 gennaio 2012

Tre per una disfida


Esagggeriamo!! Prendi 3 ed ottieni sempre uno. Ingredienti della disfida di oggi: camminata nel corso della mattina, corsa con nordic a seguire nel primo pomeriggio...quando il sole è ancora alto! Guardo da sotto le persiane e vedo tutto bianco; una brinata che sembra neve. Maronna che freddo!! Sembra la Siberia. Vabbè devo uscire; mi infagotto per bene e vado quando il sole se ne esce spavaldo con un vestitino leggero color arancio. Ai primi calori la brina riscaldata si libera svanendo in una fievole bruma; quella che rimane all'ombra invece persiste arcigna, diviene galaverna. Cammino di buon passo passando posti in cui devo sbrigare veloci faccende personali. Il sole risale come un alpinista il crinale del Tomatico. I monti a settentrione nella giornata luminosa, narcisi, si elevano nel blu del cielo. La poca neve che ancora resiste ad alta quota, inesorabile annaspa nell' anomala "calura". Il mio proseguo mi riporta alla partenza in 1h23.03'. Due belle salsicce con patatine fritte e sono carburato per la pomeridiana corsa. Parto diretto verso i prati cui son solito calcare in questi giorni. A differenza delle altre volte non c'è fanghiglia, il terreno crocchia sotto il passo. Mi avvio senza eccedere, ma leggermente più "andante". Poi asfalto e sterrato. Nel bosco mi accompagna il suono delle foglie, leggero come il coro di chiesa. Il tracciato ondoluto mi permette di limare la fatica. Ed il tempo scorre via armonico, come la corsa stessa. Tempo 53. 16' . Tempo di prendere i bastoncini e via di nordic. La prima volta quest'anno. Ed adesso facciamo sul serio, non più andatura da tapascione, ma da top walker. Via sparato tra prati e sterrato. Di riscaldamento devo dire che oggi ne ho fatto a iosa. Vado tenendo sostenuta la mia azione per un buon allenamento. Tempo.: 22.48'...non valido per la disfida? Accettato per l'impegno. Accompagnamento con Fortunate son dei Creedence Clearwater Revival.

venerdì 13 gennaio 2012

Stessa strada stessa camminata


Non è che ci sia molto da dire dell' odierna performance. Una camminata al solito dentro la cittadina, con il mercurio che s'è ulteriormente abbassato di un tantino. Anche il sole oggi è uscito con addosso un cappotto invernale! Avrei voluto correre nel pomeriggio ma non mi sarei ...invidiato. Così passo dopo passo ho raggiunto e superato la fatidica soglia proposta dalla disfida. Tempo: 41.44'. Accompagnamento musicale con Jovanotti in Le tasche piene di sassi.

giovedì 12 gennaio 2012

Certe notti


Certe notti si finisce a camminare per la disfida! Visto che stasera vado alla presentazione del libro "Andar per monti" curato dalla mia "prima" professoressa del liceo, colgo la palla al balzo per la camminata giornaliera. Devo recarmi a Pedavena che sta un tot di chilometri da casa e quindi con il tempo andiamo oltre. E' già notte fonda quando m'incammino, anche se l'ora non è tarda. In cielo brillano le stelle, nel sereno. Giù a valle luccicano mille e mille luci soffuse. Cammino di buon passo senza disagio. Nella fredda serata ho anche caldo e non poteva essere altrimenti visto che mi sono imbottito come una cipolla. L'unica preoccupazione è quella di arrivare in ritardo. Nel centro di Pedavena, le tenebre sono schiarite da tondi lampioni, dalle vetrine dei bar e negozi, accompagna musicalmente l'incedere il rumore continuo delle acque del torrente. Giungo a destinazione i anticipo, sono sollevato. Sarà una interessante conferenza fatta di racconti e proiezioni di foto dell'attività escursionistica ed alpinistica promossa dalla sezione del cai di Feltre dalla nascita nel 1922 fino ai primi anni 70. Ritorno per un altro itinerario nella solitudine della notte invernale. Tempo: 47.39' e 53.53'. Disco Certe notti di Ligabue.

mercoledì 11 gennaio 2012

Correre con la lepre


Al contrario di ieri, la mattinata è velata di nubi, col trascorrere del tempo si volatilizzeranno, lasciando ad intasare il cielo solo scie bianche di aerei. Scie che si intersecano, che si sovrappongono, qualcuna segue un tracciato solitario, alcune grosse, altre fine. La giornata di oggi propone una camminata nel mezzo del pomeriggio. Finito il lavoro presto svolgo diligentemente il mio compitino. Il solito percorso, deviato per poter incrementarlo di qualche minuto. A dir il vero non è che mi entusiasmi troppo questo tipo di spostamento per la disfida, quindi giunto a casa mi preparo e riparto per una corsa. Un tendine giù verso il piede "punta i piedi", sbotta alludendo a qualche diritto sindacale. Credo non ne voglia sapere di sgambettare. Quasi quasi gli mando...Brunetta. Alla fine voglia o non voglia rompo gli indugi e parto. Un giro nuovo, se escludo il primo tratto tra i prati e sterrato fino a Vellai. Corro voltando le spalle al sole e quindi mi sopravanza la mia ombra; è come se corressi con la lepre. Talvolta mi affianca, alle volte si proietta così lunga da arrivare lontano una decina di metri. Da qui corro su asfalto puntando verso il paese di Cart che sta più in alto...che vuol dire andare in salita. Ho deciso di non sforzare l'andatura, in fondo ho bisogno di riprendere il ritmo di corsa e di "fare" fiato. La salita, non molto impegnativa la supero abbastanza agevolmente. Una volta arrivato su al piccolo borgo, la strada si fa discesa e le gambe subito se ne accorgono e rilanciano. Trovo anche un cane, piccolo, ringhioso, che mi segue asfissiante tendendo a piantarmi i denti nel polpaccio. Cammino con attenzione inveendo alla indiscreta compagnia. Un centinaio di metri dopo se ne va abbaiando. Riprendo la corsa correndo verso un tramonto giallo canarino. Il manuale delle giovani marmotte direbbe giallo di sera...l'indomani vento. Arrivo in spinta. Il tendine mi manda un messaggio in facebook, dice che gli fa un po' male ma di aver passato una bella serata! Tempo di camminata: 40.59'...Tempo di corsa: 42.56'. Musica: Across the universe The Beatles.

martedì 10 gennaio 2012

Nuvole


Ennesima giornata strepitosa. Sereno. La notte ha cosparso i prati di brina, che bianca spadroneggia. Il sole irraggia parte dei pendii dei monti mettendone in contrasto altri nell'oblio dell'ombra. Le case della cittadella s'inebriano nel sole che sorge. La luce contro il sottile velo di foschia, per effetto della rifrazione, sembra smaterializzare ciò su cui si impatta. Fa freddo. Cammino verso il lavoro. Oggi opera di pennello. Ritorno a casa per il pranzo allungando il tragitto per rientrare nei tempi della disfida. In cielo grossi nembi scendono da nord andando a riempire ampi spazi in cielo. Vagano veloci sospinti dal vento. Cambiano forma e luogo rapidamente. La temperatura è diventata gradevole ed il passo è leggero. Anche questa giornata se ne va in bacheca. Tempo: 33.08'. Disco del giorno: The Animals - The house of the rising sun.

lunedì 9 gennaio 2012

Luna


Non vorrei sovraffaticarmi troppo, dopo la corsa di ieri, quindi oggi ritorno alla camminata. Solita scarpinata verso il lavoro da una parte all'altra di Feltre. Giornata strepitosa , cielo blu. Non un filo di nebbia, nè nuvole in cielo. Sulle cime la poca neve lambita dal calore si sta consumando e le brune erbe dei pendii prativi si reimpossessano del loro posto al sole. Oggi sento cantare la cinciallegra...primo segno sonoro della stagione che lentamente va verso il risveglio. Tra uno spostamento e l'altro oggi camminerò per più di due ore. Il ritorno a casa lo farò combaciare con il tempo per la disfida. Passo dopo passo vago per le vie cittadine pìù discoste, lasciando liberi i pensieri. Fa freddo nella notte serena, fatta di stelle che rapide vanno a popolare il cielo. Una luna enorme, di un giallo intenso si materializza imponente a levante bassa all'orizzonte. Nell'oscurità varco la porta di casa. Tempo: 49.06' . Canzone del giorno: What a wonderful world di Louis Amstrong.

domenica 8 gennaio 2012

Correndo nel tramonto


Oggi si riparte con la corsa. Mi ripropongo di passare l'ora. A metà pomeriggio il sole riscalda che sembra inizio di primavera. La prima parte del percorso è nelle campagne. Il terreno gelato del mattino ora attenuato è una fanghiglia. E' difficoltoso muoversi; tanto che saltello in cerca di suolo più duro. Le pozzanghere agghiacciate invece formano strani disegni. Il mio procedere è poco sostenuto e voglio tenere questo ritmo per non affaticarmi e sollecitare troppo i muscoli ancor poco abituati alla corsa. Un po' per sterrato un po' per asfalto ritorno alla Torbiera, percorso noto, tra bosco e sentiero bruno di foglie morte. Ne esco e mi ritrovo con lo sguardo che spazia libero, verso i monti che circondano a corona la vallata, riempiti della luce del sole che li esalta. Corro senza sofferenza. Il percorso fin qui è stato pressochè pianeggiante, leggeri falsopiani si son lasciati superare senza infierire. Supero la strada statale, veloce prima che sopraggiungano auto. Qui il sole mi lascia, va a celarsi dietro il profilo nero dei monti. Le colline che andrò ad affrontare ora sono da un po' in penombra, anche l'aria si fa più fresca e la temperatura cala di botto. Comincio con il salire, sento che il ritmo cala e l'affaticamento si fa subito sentire. Poi passo accanto ad un gregge di pecore che cercano cibo in un campo, nel loro muoversi diffondono un suono di nevicata. Un giovane cane lupo, si avvicina con sguardo torvo e poco accattivante. Mi annusa digrignando la candida "dentiera"; il fischio di un pastore lo distoglie da sadicihe riflessioni. Poi sterrato e bosco, la salita che si fa dura, erta, il passo che si lento quasi cammino, faticoso, i muscoli che si ribellano "gridando". In cima mi si para davanti un chihuahua, abbaia,ritto sulle zampe, in controluce si atteggia al terribile Hulk...Lascio andare la corsa ora in piano rilassandomi. Quindi un'altra salita in cresta del colle, con bella visione verso la sottostante vallata del piave. I monti intanto stanno diventando rossi, bruni dal sole che sta perdendo le forze. Una brezza fresca mi sospinge e mi intirizzisce. Ora mi aspetta un ennesimo scarto in salita, su asfalto, il più duro. Salgo lentamente, ma corro. In cima rifiato, poi lascio andare le gambe lungo la discesa e mi abbandono ad un senso di liberazione. Passo nel paese di Zermen silenzioso, nessuno in giro. Corro verso il Telva, dò un ultimo sguardo ai monti rosati dell'Alpago da cui nasce una tonda luna. Poi lentamente la luce del sole si stacca dai pendii e scompare. Si accendono nel frattempo le nuvole in colori che passano dall'arancio al rosa al rosso al violetto. Intanto corro su tratturo che sa con andirivieni e tornanti, a paesaggi appenninici. Poi è discesa e mi lascio andare senza freni sospinto dal vento di maestrale che si fa freddo. Un ultimo sforzo con risorse al lumicino e termino il "viaggio" dell'ottavo giorno.Tempo: 1h 27.29' : Oggi Blowing in the wind di Bob Dylan.

sabato 7 gennaio 2012

Cima d'Asta

Di corsa verso il rifugio Brentari sulle placche di granito.

Camminata


Oggi una bella camminata, per "riposarmi" dal trail di ieri. Il cielo stamani propone nuvolo a meridione ed un cielo limpido a nord, mettendo in risalto le vette. Lo sguardo oggi si sofferma sulle piante. La maggior parte sono spoglie, data la stagione. Alcune alte sembrano sfidare il cielo, altre sfoggiano ancora le sementi, che diventano civettuoli pendagli. Su qualcuna le foglie persistono, restie a cadere. Gli arbusti bassi sembrano capigliature scomposte, altre con fitti rami adagiati al tronco assomigliano a barboncini. Siepi di bosso celano le corti delle case. Qualcuna denota forme contorte, come rughe dell'età, qualche altra mantiene il sempreverde abito. Cammino senza sforzo, non lo sento il peso dell'andare. Al ritorno salgo alla cittadella, passando fra i palazzi cinquecenteschi. Risorti per volere della serenissima repubblica dopo la distruzione subita al passaggio delle truppe di Massimiliano I° d'Asburgo all'alba del '500. Poi in alto fino ai piedi della torre di Alboino, il punto più alto di Feltre, da dove la vista spazia verso le montagne e la vallata. Ridiscendo immergendomi nel traffico. Tempo: 1h 10. Il disco del giorno Pilgrin di Enya. PS:= Per E.Podismo il cosiglio di venire a visitare Feltre.

venerdì 6 gennaio 2012

Pafagai


Stamattina una leggera spolverata ha imbiancato tutto. Ma appena uscito il sole si fa pompiere ed asciuga lesto, aiutato dal vento di phoen che spira entusiasticamente rumoreggiando. Quando la temperatura si fa gradevole parto per la valle di Lamen. Esco dall'enpasse delle camminate "lavorative" per immergermi in un trail. Voglia di corsa e dislivello. Andrò a "scalare" l'erto Pafagai, ultima propaggine delle vette verso la piana feltrina. Stupendo belvedere. Lascio l'auto del parcheggio che un tempo lo fu della pizzeria Genzianella. Ritorno sull'asfalto ancora in penombra e bianco di neve ghiacciata, poi abbandonatalo risalgo dapprima in salita poi in falsopiano nello sterrato all'interno di un bosco fitto, spoglio, addormentato. Una decina di minuti di corsa. Ora la salita si fa ripida, percorso più per fuoristrada che per umani. Cammino tenendo un ritmo il più alto possibile. Me lo impongo per dare anche un senso atletico alla corsa di oggi. Arrivo dopo due tirate di erti "rettilinei" presso delle casere. M'infilo ora nuovamente di corsa in un sentiero dentro un'abetaia, poi ritornato sullo sterrato alla sella, da cui si stacca il sentiero che porterà alla cima. Di nuovo in cammino dove l'ultimo tratto lo aggredisco come un ardito, baionetta in bocca alla conquista del nemico. Respiro forte a fianco della croce di cima, un rapido sguardo verso la valle libera come non mai da nebbie e smog. In alto fanno bella mostra le vette in netto contrasto con il blu terso del cielo. Le gambe intanto sono pronte a lanciarsi a rotta di collo in discesa. Devo tenerle a freno dato il terreno scivoloso. Scendo ed il fondovalle che scorgo tra i rami, sembra venirmi incontro. In breve sono al parcheggio. Proseguo fino dentro alla fine della valle dove scorre garrulo il Colmeda. Rientro con il vento in poppa calpestando il soffice manto nevoso. L'ascesa al Pafagai è di circa 300 +. Tempo complessivo: 47.02'. Musica: Into the wild "long nights" di Eddie Vedder. PS:= per E:Podismo. 95 giorni all'alba!!

giovedì 5 gennaio 2012

Nebbie


Mi devo rassegnare a questo inverno che quotidianamente mi segue come un'ombra. Un sadico che mi nega il tepore del sole e che mi fa correre con una postura da bastone ghiacciato. Perchè il buon dio non ha avuto l'accortezza di portarlo alle Maldive a fargli assaporare il caldo? Io e l'inverno siamo come due mondi agli antipodi, due poli che costantemente si allontanano. Ma dico io:perchè non se ne ritorna in Siberia? Intanto arrivo al lavoro camminando in poco più di mezz'ora. Verso la fine della giornata terminate le fatiche quotidiane cambio itinerario per il ritorno a casa. Sta calando la nebbia. Si intensifica, poi scompare. Ricala poi come d'incanto si sposta svelando paesaggi che sembrano magici, che sanno nello stesso tempo di reale ed irreale. Muri che si disintegrano e si ricompongono. Il sole s'infrange sulla nebbia e diventa pulviscolo dorato, purpureo. Risalgo l'altura e dalle nebbie che evaporano, escono gli irti colli. Nasce un antro incanto. Le vette emergono da uno sfondo grigio piombo e s'imbevono della luce del tramonto in un rossobruno intenso. Cammino lieve in questa magia libero da fatiche. Tempo: 54.28'. Canzone del giorno: Wind of change degli Scorpions. PS:= signor E.Podismo reale o irreale fra le nebbie?

mercoledì 4 gennaio 2012

Dejà vu


Anche oggi solito itinerario, tanto che mi sembra di essere in fabbrica in una linea di montaggio. Oggi il lavoro sarà pesante ; quindi incanalo le prime energie della giornata nell'obbligatoria performance. Il percorso diventa una sequenza di fotogrammi deja vu. In alto la volta celeste è sostituita da una calotta polare, l'aria frizzantina odora di cenere, suoni di campana fanno da colonna sonora, i prati umidi sanno di pulito. Il corpo ultimamente non molto attivo presenta il conto della corsa di ieri. Un indolenzimento generale. Cammino lungo le vie che ripeto a memoria; Uniera, Nassa, Borgo Ruga, Quartiere Margherita mi sono sempre stati familiari, ora mi sembrano casa. Osservo le case. Le vecchie abitazioni sono state sostituite nel tempo da qualche speculazione edilizia, da restauri che poco sanno di acume architettonico, il campanile del duomo fa da "contraltare" ad una gru di un cantiere edile. Un migrante sull'uscio della caritas guarda con lo sguardo perso. Un arco di pietra rimane unica vestigia di quel che un tempo fu un convento. Tempo: 38.42'. Canzone del giorno Inverno di Cocciante. PS:per il signor E.Podismo...ed averla fatta ai Caraibi questa sfida?

martedì 3 gennaio 2012

Terzo giorno

Riparto da dove ho lasciato ieri, cioè con il metodo collaudato nord sud ovest est. In cielo avanzano stuole di nubi a pecorelle ed il sole intrufola i raggi chissà da dove ad indorarne il vello. I monti, per una spruzzata di neve, sfoggiano un elegante soprabito bianco. Il fumo che esce dai comignoli delle case si alza diritto per poi ingobbirsi e svanire. Oggi è giorno di mercato e nelle vie cittadine ginkano tra auto e frettolosi consumatori. La temperatura è abbastanza mite, forse ha pensato bene di alzare il termostato! Me ne arrivo di buon passo al lavoro. Tempo: 40.51' In serata convengo che per la par condicio,  sia corretto concedere anche una corsa. Mi abbiglio per l'occasione e vado quando a ponente il rosso del tramonto sta uscendo dalla tela. Scivolo via lesto sull'asfalto. Cerco di trovare un giusto ritmo per non dover affaticarmi troppo e lo trovo in un medio "calmo". Supero la salita per Pedavena senza troppi affanni e passo davanti a casa della Isa, anche lei una top dei cento giorni. Purtroppo non c'è e non può certificare il mio compito quotidiano. Intanto le nere ombre delle tenebre si distendono per cercare un comodo giaciglio per la notte. Lungo il capannone della birrreria il ritmo di corsa come d'incanto si fa più sostenuto. Saranno le esalazioni di luppolo che fuoriescono dalla fabbrica... Continuo verso casa lasciando liberi i pensieri con la luna e le stelle che stanno a guardare. Non sento nemmeno il freddo, forse quello che ce lo fa sentire talvolta è solo l'idea del freddo stesso. Tempo: 47.22' Musica del giorno: Sweet home Alabama dei Lynyrd Skynyrd. PS:= Ma l'E di E.Podismo sta per Ernesto, Enzo, Eriberto, erculeo,etereo, Eminenza o semplicemente per emerito ro...eccetera eccetera.

lunedì 2 gennaio 2012

Giornata grigia

Giornata tristissima questa con la notizia della morte di Jordan 25 anni di Feltre. Aveva appena brindato al nuovo anno in compagnia dei miei figli e poco dopo il terrificante incidente sull'autostrada nei pressi di Fiorenzuola d'Adda. Purtroppo il destino non è stato galantuono con lui...C'est la vie! Oggi atmosfera grigia, anche se stamane un pallido sole s'è intrufolato tra le nubi a dipingere di leggero trucco rosa le cime delle vette. Decido di andare al lavoro camminando, attraversando Feltre da nord a sud. Tutto si ammanta di grigiore adesso che la nuvole si sono impadronite del cielo, grigi i monti, grigi gli alberi, grigio l'asfalto su cui cammino, grigia l'aria che respiro, grigi anche i pensieri. E fa freddo in questa giornata invernale. Ti entra fin dentro le budella. Tre tentativi andranno a vuoto, in fondo Feltre non è Milano e la si attraversa in un...baleno. Quindi nel tardo pomeriggio quando ormai sono scese le tenebre, terminato il lavoro, parto per l'ultimo "tentativo". Ma come si dice da noi prendo "la olta pì larga", cioè faccio un giro più lungo e per dirla alla Scialpi attraverso la cittadina nord sud ovest est. Mi accompagnano gli addobbi natalizi, luci di tutti i colori, fisse o intermittenti, stelle, abeti, babbi natali che si arrampicano sui tetti come ladri, luminarie con cascate di piccole luci. I lampioni della citta con bassa luminosità fanno sembrare la citta un presepe. Cammino fra viottoli cercando di incrociare meno macchine possibili, liberando i pensieri. Finchè giungo a casa. Tempo: 38.36'. La canzone di oggi non può che essere Canzone per un'amica dei Nomadi, la foto sia un segno di speranza. Ciao Jordan!! PS= Pensierino per il sigor E.Podismo...ma aver cominciato il 1° giugno non era meglio!?...

domenica 1 gennaio 2012

Va dove ti portano le gambe...

Epppartiamo...via,via!! Calma. Intanto... e partiamo. Cerchiamo di non fare come i cani che liberati del guinzaglio raspano l'asfalto e nei prati sollevano zolle come i trattori. Ricordiamoci che cento giorni sono "lunghi da passare" e bisogna centellinare le forze. -Cosa!? dai dai io vado, ci vediamo! Ci sarebbe stata una simpatica iniziativa stanotte; partenza ed arrivo a Feltre passando per Pedavena dove si sarebbe festeggiato l'arrivo del nuovo anno. Ero sul punto di partecipare ma mi sono saggiamente trattenuto. Metti che tra panettoni e brindisi cordiali avessi confuso i tempi rischiando di inficiare la prestazione già il primo giorno...Di sicuro il sinor E.Podismo lo avrebbe subitamente accertato seguendoci da qualche satellite o marchingegno elettronico. Che credete!! Nel pettorale che ci ha fatto scaricare di sicuro ci sarà inserito un braccialetto elettronico per controllarci. M'invio quando il giorno è ormai fatto da un po' e la corona di monti che circonda Feltre hanno dato la sveglia tardiva al sole. Vado baldanzoso di buon ritmo rimuovendo il fatto che è parecchio tempo che non corro. Difatti dopo tre minuti già il fiatone si materializza paro paro a quello di un bufalo che esce dalle brume maremmane e la schiena comincia a borbottare. Tra un mugugno e l'altro capisco che avrebbe preferito rimanere distesa sul divano. Sotto le scarpe scricchiola le terra indolenzita dalla brina e l'erba rilascia un leggero fruscio. Sulla strada sterrata arriva da tergo un nero macabro fuoristrada che occupa tutta la carreggiata, avanza prepotente che sembra la corazzata di A-Team. Scarto verso il prato e lo lascio passare. Arrogante!! A Vellai dal bar escono voci e risa, qualcuno non dev'essersi accorto che le luci dell'alba sono rincasate da tempo...M 'immergo nella boscaglia della Torbiera. Un ghigno beffardo di una ghiandaia, cesene volano via con versi che si ripetono come sghignazzi, un merlo schiocca così a lungo in volo che pare un sogghigno tanto da sbellicarsi che si gira pancia all'aria, anche una gentile cincia canta che sembra una pernacchia. Solo il sole mi fa da supporter e mi segue di continuo anche all'interno del bosco dove i raggi si fanno largo tra i rami spogli. Salto un guado dove il rivo d'acgua gorgoglia sotto una coperta di ghiaccio, poi un'altro libero da "vesti". Proseguo ma la corsa diventa un incedere lento, tipica da recuperato tapascione. Poco oltre metà percorso supero due brevi salite ma che mi sembra di scalare il Gasherbrum I e II in stretta sequenza. Nel punto più elevato dove il falsopiano si fa discesa, le gambe memori di passati allenamenti è come vedessero una livella con la bolla che punta verso il basso. Ringalluzzite riprendono aumentando l'andatura baldanzose...non mi resta che seguirle. Nella leggera discesa nel prato il terreno si è ammorbidito e le scarpe sollevano quintalate di terra scura. Arrivo neppur tanto stanco. Tempo 49.27'01...per la precisione. Doccia e via dalla suocera a recuperare le calorie perdute lungo la via. Cotechino e lenticchie, pollo e verdure dolce spumante...adesso si che ragggioniamo!!!  Canzone del giorno: Uno su mille ce la fa di Morandi....PS:= Pensierino per il sig. E.Podismo: Attenzione alle mie gambe ...quando hanno voglia vanno oltre; ed allora avremo da soffrire entrambi!